• Da lavoratrice dipendente a viaggiatrice del mondo. Ecco la mia storia

Data pubblicazione: 15 ott 2019 - Categoria: Travel idea

Incontro Elena davanti ad una gigantografia con un panorama mozzafiato. Uno scorcio di uno dei suoi tanti viaggi. Quelli che riesce a fare adesso col suo lavoro di travel designer.

Ha entusiasmo in quel che fa. E mi racconta con la solita passione di come sia riuscita a realizzare una vita che la motiva ogni giorno.

Lo si legge negli occhi. E’ una donna in rinascita. Ma non è sempre stata così.

“Elena, raccontami di te: prima del tuo “Anno Zero”: quando hai mollato il lavoro da dipendente, per dedicarti ad organizzare viaggi per gli altri, come era la tua vita prima? E avevi mai pensato di metterti in proprio?”

Mi risponde: “Fino a quel momento avevo lavorato presso uno Studio Commerciale dove sono entrata all’età di 19 anni. Sono sempre stata una persona precisa ed organizzata. Mio marito mi definiva “il foglio excel per eccellenza”. La mia vita era super organizzata e vivevo per le ferie, pianificando alcuni viaggi. Io e mio marito abbiamo sempre girato il mondo organizzandoci tutto per conto nostro, compreso il viaggio di nozze.

Mai e poi mai avrei pensato di costruire viaggi per gli altri. Sono stata sempre gelosa dei miei studi in materia di travel. Il primo passo verso la condivisione del mio “bagaglio di esperienze” è stato quando ho iniziato a scrivere sui travel blog: è lì che ho iniziato a dare consigli agli altri.

Ma soltanto dopo la pubblicazione del mio libro “Noi 3 on board, in viaggio con Clara” ho capito che avrei potuto spingere il piede sull’acceleratore. Ero riuscita nel traguardo di scrivere un libro, quindi potevo riuscire anche nel resto.”

Mi parla di quel periodo come di qualcosa di molto lontano da lei, ora che ha il privilegio di poter costruire la sua vita ogni giorno e di poter vivere dell’amore per i viaggi che ha sempre avuto.

La sua passione era nata come semplice condivisione per altri blog e siti internet dei suoi viaggi. Ma lei si era sempre trovata dietro la tastiera, nascosta.

La transizione, quindi non è stata semplice. Lasciare un lavoro sicuro, per poter vivere di quella che era solo una passione è stato costruito piano piano e con sacrificio.

“Come sei riuscita a superare la paura di lasciare un lavoro sicuro per una passione?”

“Dal 23 settembre 2011 tutto è cambiato: quello che prima mi rassicurava, aveva iniziato a darmi ansia. Volevo dare a mia figlia gli strumenti per capire che il mondo è pieno di opportunità, di diversità che lo rendono ancora più meraviglioso.”

Il coraggio per uscire dalla comfort zone nella quale si trovava l’ha avuto dopo la nascita di sua figlia.

Mi spiega che voleva trovare il modo di insegnare a Clara a leggere non solo i libri di scuola, ma il libro più prezioso: il mondo. Voleva regalarle la possibilità di camminare a piedi scalzi nel mondo. Aprirle la mente. Darle visione di ciò che esiste perché fosse soprattutto libera di scegliere.

Di scegliere la vita che avrebbe voluto da grande per lei. E in nessun caso l’avrebbe giudicata, ma sempre supportata.

Ho ascoltato ammaliata tutto questo uscire dalla sua bocca, come incarnazione anche del mio pensiero e del messaggio di fondo del mio blog.

Spinta da questo stimolo, ha continuato a scrivere nei travel blog e a lanciarsi ad organizzare viaggi per amici e poi in modo sempre più professionale. In quel momento, quindi, con una figlia piccola, lavorava ininterrottamente. Incontrava i primi clienti nei bar.

 

Infatti alla mia domanda: “Quale è stato l’ostacolo principale”?

La stanchezza. In quel periodo facevo tre lavori contemporaneamente. Mi svegliavo alle 5 la mattina per scrivere ed organizzare, poi accompagnavo Clara all’asilo e poi andavo a lavoro. E il fine settimana lo usavo completamente per finire i lavori arretrati. Ero dimagrita moltissimo.”

“E quindi, nonostante la fatica, come sei riuscita a trovare il coraggio alla fine?”

Penso che siano stati gli altri a dirmi che il momento ormai era giunto. Nel dicembre 2017 ho organizzato un evento legato al mondo dei matrimoni per presentarmi al mercato: Wedding Places. Durante questo evento ho presentato il mio libro e raccontato il mio progetto, Souri Trip, come organizzazione di viaggi di nozze e non solo. Tantissime persone durante quella giornata mi hanno sostenuta e incoraggiata e per me è stata una sensazione bellissima.”

Da quell’evento, infatti, poi tutto è cambiato. Elena ha avuto dallo zio, un famoso fotografo della città, un posto al pubblico nel suo studio. E di lì le difficoltà iniziali sono state sempre più lontane.

E quando le chiedo: “Non ti sei mai sentita privilegiata o fortunata in tutto ciò?” mi risponde:

Non credo nella fortuna, ma credo all’incastro giusto: se gli enti del turismo non mi avessero proposto un mese di collaborazione in Nuova Zelanda in agosto (che significava prendere un mese di ferie da lavoro), forse avrei continuato a fare due lavori.”

Si dice, infatti, che la fortuna non viene a bussarti ma te la devi andare a cercare. Elena questo l’ha fatto con la sua dedizione, con la costanza, con la motivazione. Col non essersi mai arresa.

Infatti quando le chiedo: “hai mai pensato di mollare?”

In realtà non ho mai avuto paura. Sapevo che prima o poi doveva succedere. Non ho mai mollato niente a metà in vita mia, non ho mai lasciato un lavoro incompleto e quindi non ho mai pensato di non farcela”.

In nessun viaggio si parte da soli, quindi il supporto degli altri è sempre necessario. Nel caso di Elena, dopo che ha iniziato a mettersi in gioco e gli altri hanno notato la sua grinta e le sue capacità, è stata supportata e ha potuto godere dell’aiuto dei suoi cari.

Il supporto maggiore l’ho ricevuto da Pepe, mio marito, senza di lui non sarei la stessa Elena che sono diventata, lui non mi ha cambiata, quando tornavo a casa distrutta, lui era lì a dirmi che ero la persona più tosta che avesse mai incontrato. Poi da mio zio Bibi, per la scrivania e grazie a lui e alla sua fama nel mondo wedding i miei contatti con le giovani coppie sono aumentate e da quello che poteva essere solo un azzardo è diventato un progetto di successo. Devo ringraziare molto anche la mia amica Matilde per essere stata la mia prima cliente e fan.”

“Come è cambiata adesso la tua vita?”

Realizzo ogni giorno dei sogni delle persone e non c’è al mondo sensazione più bella. Clara vive ogni giorno con una mamma realizzata vicino. La accompagno ogni mattina a scuola come prima ma ho la libertà di gestire il mio tempo per conto mio e di viaggiare.”

Non potevo a questo punto, anche io appassionata di viaggi, qualcuno proprio costruito da lei, non chiederle un pò dei suoi viaggi per il futuro o viaggi da consigliare: “cos’hai in mente a breve e cosa consiglieresti?”.

Vorrei mantenere il giusto equilibrio tra viaggi e lavoro. Scegliere gli itinerari da consigliare, non in base a dove va il mercato, ma in base alle mie preferenze. Il prossimo viaggio in programma per dicembre è in Argentina e Patagonia, ma il viaggio che consiglio più di tutti è quello on the road: affittare un’auto e girare un paese come un locale è un viaggio nel viaggio. “

 

Quando le chiedo, infine: “Cosa consiglieresti a chi vuole mettersi in gioco come hai fatto te?”:

Mi risponde con una frase di Phil Knight ovvero Mr. Nike.

Non accontentatevi di un lavoro o di una professione e neppure di una carriera. Cercate una vocazione. Anche se non sapete cosa significa, la dovete cercare. Seguendo la propria vocazione, la fatica sarà più facile da sopportare, le delusioni fungeranno da carburante e proverete soddisfazioni mai provate. Vorrei avvisare i migliori tra di voi, che avranno sempre un bersaglio dipinto sulla schiena. E più bravi saranno, più grande sarà il bersaglio”.

Elena, partendo da una situazione positiva e dall’avere “spalle coperte”, non si è in ogni caso accontentata. Si è disegnata la vita addosso. La grinta e la passione l’hanno spinta a superare i suoi limiti e a mettersi alla prova. La costanza e la caparbietà l’hanno premiata.

Lo stimolo di mamma invece di fermarla, l’ha caricata come una molla e l’ha fatta esplodere.

E’ una mamma “anticonvenzionale”, come lei stessa mi dice. Ma leggo nei suoi occhi la fierezza di far vivere esperienze a sua figlia che altrimenti non potrebbe.

Nel viaggio in Namibia, Clara dopo essere stata in un villaggio dove vivono nelle capanne in condizioni di povertà, risalendo in macchina mi ha detto che aveva visto quei bambini felici e correre a piedi scalzi.”

I bambini non conoscono differenze: falli correre a piedi scalzi per il mondo e ti regaleranno il loro sorriso

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